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Focus

Elenco completo7 gennaio 2010
Aldo Grasso: "La Lotteria Italia rischia l'estinzione"
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“Non sono bastati due primi premi da 5 milioni di euro, la Lotteria Italia ha fatto flop. E dire che di questi tempi, simili vincite farebbero comodo a chiunque”. E' la considerazione del critico televisivo Aldo Grasso che oggi dedica un articolo all'ultima edizione della Lotteria Italia

“Non sono bastati due primi premi da 5 milioni di euro, la Lotteria Italia ha fatto flop. E dire che di questi tempi, simili vincite farebbero comodo a chiunque”. E' la considerazione del critico televisivo Aldo Grasso che oggi dedica un articolo all'ultima edizione della Lotteria Italia . “Che cos’è che non ha funzionato, l’abbinamento ad «Affari tuoi» o una perdita di fascino? È la formula logora dei pacchi a incidere sulla vendita dei biglietti o sono i biglietti ad azzoppare la trasmissione di Max Giusti? L’unica certezza è che la Lotteria di Capodanno non è più al centro della scena mediatica, come succedeva un tempo quando era abbinata al classico varietà del sabato sera.

La vendita stessa dei biglietti si trasformava in varietà. La speranza della vincita era gioia selvaggia, non aveva bisogno di spinte, di «pacchi», di richiami. La Befana di «Canzonissima » e il Festival di Sanremo rappresentavano i due momenti centrali della vita del paese (oltre che della tv): fuori dal teatro delle Vittorie si assiepava una folla bramosa di condividere il senso di gioia collettiva. E c’era anche la schedina del Totocalcio a rafforzare questa attesa di fortuna, questo bisogno di una mano benigna che dall’alto risolvesse tutti i nostri problemi. A casa mia, finché è vissuto mio padre, si è sempre detto Sisal. Mai schedina, mai Totocalcio. Sisal era una parola magica, una sorta di inconsapevole mantra, la soluzione di ogni problema economico. Allora, si era alla vigilia del boom, non ancora toccati dal miracolo industriale, problemi economici ce n’erano tanti e mio padre li dissolveva a modo suo, con un candore che oggi resta il suo più bel ricordo: «Ci vorrebbe una bella Sisal». Non ha mai vinto perché si riteneva un competente. Ci metteva molto tempo per compilare la schedina e pensava di imbroccare il risultato in virtù non della fortuna, ma del suo povero sapere calcistico.

Poi è arrivata la tv con i suoi giochi che presuppongono più fortuna che competenza. Anzi, solo fortuna. Dal 1958 al 1974, Canzonissima è stata la trasmissione abbinata alla Lotteria di Capodanno, ma è stata soprattutto la pietra miliare del varietà televisivo italiano. È una perfetta sintesi di tutti gli ingredienti necessari. E, infatti, nonostante vicende alterne, a volte farraginosi meccanismi di gara, scandali, censure, edizioni migliori ed edizioni peggiori, la partecipazione dei telespettatori non è mai mancata. E con essa la vendita dei biglietti. Di biglietti ne compravamo uno, uno solo. Mio fratello raggiungeva qualche autogrill («se vinciamo, nessuno deve riconoscerci, dobbiamo restare nell’anonimato») e portava a casa la preziosa chimera. Che veniva subito nascosta. Avevo letto il libro di Jules Verne Un biglietto della lotteria dove si raccontava di una misteriosa vincita e di una famiglia che subisce pressioni e ricatti, e dell’intervento di un odioso usuraio. Mamma mia che fatica per arrivare al lieto fine! Meglio nascondere, non si sa mai.

Anche qui, nessuna vincita, nemmeno un premio di consolazione. Probabilmente il premio consisteva nello stare davanti al televisore con quei varietà che cambiavano nome: Gran premio, Napoli contro tutti, La prova del nove, Scala reale, Partitissima. E quei presentatori che sembravano dispensare dalle loro stesse mani le vincite: Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli, Johnny Dorelli, Raimondo Vianello, le gemelle Kessler, Corrado, Raffaella Carrà, con l’ombelico scoperto e il Tuca-tuca, e Pippo Baudo. Adesso di lotterie ce ne sono tante, forse troppe, e una miriade di «gratta e vinci»: la fortuna è diventata qualcosa che appartiene alla quotidianità. Con il Superenalotto, Super- Star, il jackpot, il Totogol, il BigRace e tutti gli espedienti con cui i Monopoli tentano di rimpolpare le casse dello Stato. Gli «eroi»delle vincite moderne spesso non sono eroi solitari. Anzi, la vincita solitaria non è nemmeno più una vincita: un premio multimilionario per un uomo solo è troppo. Lo costringe a una vita clandestina, a una fuga perpetua dagli amici e dai parenti, a sogni troppo volgari e materiali per essere ancora sogni. Solo la vincita di una comunità pare oggi una vincita socialmente utile. Esiste persino Win for Life, un gioco che permette di aggiudicarsi un premio che dura nel tempo. Insomma, un vitalizio. Si capisce perché la Lotteria di Capodanno abbia fatto flop: è l’illusione che sfida il destino, non i soldi” conclude Grasso.



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